Ci sono cale vergini che si conquistano a piedi, dopo un’ora di sentiero e di sudore, e ci sono cale vergini che la geografia regala senza quasi chiedere nulla in cambio. Cala Mitjana, nel comune di Ferreries, appartiene al secondo gruppo, e questo la rende allo stesso tempo una delle spiagge più belle del sud e una delle più delicate: quando ciò che è vergine è facile da raggiungere, va curato con ancora più attenzione.
È l’immagine da manuale del sud di Minorca — circa 140 metri di sabbia bianca, acqua di un turchese pulito, scogliere di roccia chiara che la incorniciano e da cui alcuni temerari si tuffano in mare — ma senza il lungo cammino che protegge le sue vicine: dal parcheggio, un sentiero segnalato di poco più di un chilometro, in discesa, porta sulla sabbia in 15-20 minuti. Per questo questa guida non parla di come arrivare, che è semplice, ma di quando andare e come comportarsi affinché la cala continui a meritare il viaggio.
L’essenziale
- Dove: costa sud di Minorca, comune di Ferreries, accanto a Cala Galdana.
- Accesso in auto: consentito fino al parcheggio; da lì, poco più di un chilometro a piedi tra i lecci (15-20 minuti in discesa, in salita al ritorno). Tra le cale vergini, una delle più facili da raggiungere.
- Attenzione in estate: il parcheggio è stato ampliato nel 2024 per alleggerire il traffico, e l’effetto collaterale è stato più gente sulla sabbia. Vada presto o resterà senza un posto comodo.
- Servizi: quasi nessuno nella cala (né chiringuito, né bagni), ma un’area pic-nic e un bagnino dal 1° giugno al 15 settembre (itinerante da Cala Galdana nel resto della stagione). I servizi completi sono a Cala Galdana, a circa 10 minuti a piedi.
- Sentiero: è punto di partenza del Camí de Cavalls verso le cale vergini di Trebalúger, Fustam, Escorxada e Binigaus.
- Cosa portare: acqua, ombra propria, cibo e un sacchetto per i rifiuti.
Come arrivare (più facile di quanto crede)
Dalla rotonda di Ferreries, sulla strada principale, si prende la direzione per Cala Galdana; poco prima di arrivare al centro abitato, una deviazione segnalata porta al parcheggio di Cala Mitjana. Da lì, un sentiero segnalato di poco più di un chilometro tra i lecci, in discesa, la porta sulla sabbia in circa 15-20 minuti; il ritorno è in salita. Senza camminata impegnativa né tratti di terra interminabili: è una delle cale vergini più accessibili di tutta l’isola.
Questa facilità è la sua grande virtù e il suo grande rischio. A differenza delle cale del nord, che si conquistano con mezz’ora di sentiero, qui basta parcheggiare e scendere 15-20 minuti tra i lecci. Conviene tenerlo presente, perché ciò che costa poco sforzo si riempie presto.
Un avviso per non sbagliarsi: Cala Mitjana non è Cala Mitjaneta. La piccola cala adiacente, minuscola e incassata, condivide quasi il nome e molte persone le confondono. Mitjana è la grande e aperta; Mitjaneta, la sua sorella in miniatura proprio accanto. Se cercava la spiaggia ampia di sabbia bianca, è la prima.
Quando andare
Il fattore decisivo a Cala Mitjana non è più il clima, ma l’affluenza. L’ampliamento del parcheggio nel 2024 è stato fatto per decongestionare il traffico della zona, e c’è riuscito; l’effetto non voluto è che arriva più gente su una spiaggia che non è enorme. A luglio e agosto, a metà mattina, la sabbia può essere satura.
La risposta è semplice e vecchia come il mondo: alzarsi presto. Se arriva di prima mattina — prima delle dieci in piena estate — troverà la cala serena, l’acqua ferma e trasparente, e il parcheggio con posto. Dopo mezzogiorno, la cartolina si riempie di gente e di asciugamani. A maggio, giugno e settembre l’equilibrio è molto più gradevole: stessa bellezza, molta meno folla.
Mitjana guarda a sud, quindi con la tramuntana (il vento del nord) resta riparata e in calma; quando soffia da sud, si agita. Prima di scendere, verifichi il riparo del giorno e incastri la cala nel resto del suo viaggio:
Cosa troverà
Una spiaggia aperta di circa 140 metri di sabbia bianca e fine, con un’acqua che passa dal trasparente al turchese secondo la profondità, incassata tra due bracci di scogliera di roccia chiara coperta di pini. È l’immagine che la gente ha in testa quando pensa “cala di Minorca”, e qui si realizza senza trucchi.
Le scogliere laterali fanno parte dello spettacolo: da lì, alcuni visitatori si tuffano in acqua. È una pratica abituale, ma conviene ricordare che la profondità e lo stato del mare cambiano, e che il bagnino — presente dal 1° giugno al 15 settembre, itinerante nel resto della stagione — non guarda sempre verso le scogliere. Chi si tuffa, lo faccia con cognizione di causa e molta prudenza.
E un dettaglio che definisce l’esperienza: nella cala non c’è quasi nulla. Né bar, né noleggio di ombrelloni, né docce, né cestini; ci sono però alcuni tavoli da pic-nic sotto i pini. La cosa più vicina — un caffè, un bagno, qualcosa da mangiare — è a Cala Galdana, a circa dieci minuti a piedi. Lo accetti prima di scendere e la giornata sarà perfetta; lo ignori e patirà caldo e sete.
La porta verso le cale vergini del sud
Ecco il segreto meglio custodito di Cala Mitjana: non è solo una destinazione, è un inizio. Da qui parte un tratto splendido del Camí de Cavalls (l’antico sentiero che circonda l’isola) che si collega, verso ovest, ad alcune delle cale più selvagge del sud: Trebalúger, Fustam, Escorxada e Binigaus. Sono arenili senza accesso su ruote, raggiungibili solo a piedi, e proprio per questo conservano un silenzio che Mitjana, per la sua facilità, non ha più sempre.
Se le è piaciuta Mitjana ma cerca più solitudine, la mossa è parcheggiare qui, fare il bagno presto e poi seguire il sentiero per qualche chilometro: ogni cala che si lascia alle spalle è un po’ più vergine della precedente. Porti acqua in abbondanza, calzature chiuse e cappello, perché da Mitjana in poi non ci sono più servizi di alcun tipo.
Come prendersene cura
Quando una cala vergine è così facile da raggiungere, la sua conservazione dipende interamente dal comportamento di chi la visita. Non c’è servizio di pulizia, quindi ciò che entra, esce con lei: porti un sacchetto per i rifiuti e non lasci nulla, nemmeno ciò che è “biodegradabile”. Non raccolga sabbia né pietre, rispetti la vegetazione delle dune e della pineta, e non accenda fuochi.
E c’è un gesto silenzioso che vale più di qualsiasi regola: andare presto e restare poco. Distribuire le ore, non monopolizzare il posto, lasciare che la cala respiri tra un visitatore e l’altro. Cala Mitjana non ha bisogno di essere salvata; ha bisogno di essere trattata per quello che è: un luogo bello e fragile a cui, per fortuna o per sfortuna, si arriva troppo facilmente.
Se vuole continuare a scoprire il litorale con criterio, le interesseranno le nostre cale più belle di Minorca e il reportage su Ferreries, il suo artigianato e il suo burrone, il borgo da cui dipende amministrativamente questa cala.
Il nostro criterio
Cala Mitjana è tra quelle spiagge che hanno tutto — bellezza da copertina, acqua limpida, scogliere da film — e un solo neo: che non serve quasi sforzarsi per arrivarci. In Calma Society non crediamo che questo sia un difetto, ma una responsabilità. Vada, se la goda, ma lo faccia bene: si alzi presto, porti le sue cose, non si aspetti servizi che non esistono e non la confonda con la sua sorella minore.
E se ci chiede cosa fare per viverla nella sua versione migliore, la risposta è doppia: arrivi con la prima luce e, quando il sole comincia già a scottare e arriva altra gente, si metta lo zaino in spalla e segua il Camí de Cavalls verso ovest. La cala facile le avrà dato il bagno perfetto; quelle difficili che vengono dopo le daranno il silenzio.