Nel sud di Lanzarote, al largo della costa di Yaiza, c’è un museo senza pareti né orari. Per entrarvi bisogna scendere tra 12 e 15 metri nella baia di Las Coloradas. Lì, sul fondale di sabbia, decine di figure umane a grandezza naturale camminano, aspettano, si abbracciano o remano su una zattera. Le ha create lo scultore britannico Jason deCaires Taylor, e il mare ha fatto il resto: alghe, spugne e pesci hanno trasformato le sculture in una barriera viva.
L’essenziale
- Dove: baia di Las Coloradas, a Yaiza, nel sud di Lanzarote, accanto a Playa Blanca.
- Profondità: tra 12 e 15 metri.
- Quando è nato: prime opere immerse nel febbraio 2016; inaugurazione il 10 gennaio 2017. In seguito ampliato con 240 nuove sculture.
- Come si visita: sempre con un centro immersioni. Immersione guidata per i brevettati; immersione di prova con istruttore per gli altri.
- Cosa non si fa: toccare le opere, portare via qualcosa o immergersi per conto proprio oltre quanto indicato dal centro.
Cosa raccontano le opere
Taylor non fa scultura decorativa. Le sue figure sono ritratti di persone reali e le sue scene affrontano temi scomodi: il rapporto tra l’essere umano e l’oceano, il consumo, la migrazione.
Il Rubicone è l’immagine del museo: un gruppo di figure che cammina in fila verso un muro che si apre sotto il mare. Il nome evoca un punto di non ritorno. Immergendosi tra loro, si ha la sensazione di unirsi alla marcia.
La zattera di Lampedusa è l’opera più dura: un’imbarcazione con persone alla deriva, in riferimento a chi attraversa il mare in cerca di un’altra vita. Sotto l’Atlantico, davanti a un’isola che vede arrivare anch’essa barche di migranti, la scena non ha bisogno di spiegazioni.
Ci sono altri gruppi, e l’ampliamento li ha moltiplicati, ma l’idea resta la stessa: opere pensate perché il mare le colonizzi. Anno dopo anno, il museo somiglia sempre meno al giorno in cui fu immerso e sempre più a una barriera viva.
Come vederlo
Le visite si organizzano tramite i centri immersioni dell’isola, con istruttori che conoscono il sito. Se ha un brevetto, l’immersione guidata è il modo naturale di percorrerlo. Se non ce l’ha, diversi centri propongono immersioni di prova con istruttore, talvolta in due immersioni di profondità crescente. I requisiti di brevetto e profondità li stabilisce ciascun centro: li chieda al momento della prenotazione.
Qualche consiglio perché la visita sia ciò che deve essere:
- Scelga un centro esperto del museo e con tutte le autorizzazioni in regola.
- Non tocchi le sculture. La vita che vi cresce è fragile, ed è proprio ciò che fa del museo una barriera viva.
- Non abbia fretta. Un’immersione tranquilla, al mattino presto, con buona visibilità, vale più di due affrettate.
- Nulla si porta via come ricordo, né dal fondale né dalla riva.
Dalla superficie
Il Museo Atlántico si vede davvero sott’acqua. Per il resto del mare di Lanzarote, e per la riserva marina del nord, che si scopre meglio in barca, prosegua con Lanzarote dal mare: navigare l’arcipelago Chinijo. Poco lontano, a est di Playa Blanca, ci sono le calette di Papagayo; e per capire l’isola che circonda il museo, César Manrique, l’uomo che decise come doveva essere Lanzarote.
Il nostro sguardo
Il Museo Atlántico è il contrario di un’attrazione: è un’opera che chiede tempo e silenzio, e che cambia a ogni stagione. Merita un’intera mattinata, con un centro che si immerga con calma e spieghi cosa si vedrà. Se non fa immersioni, forse è il motivo migliore per provarle per la prima volta.
Dati verificati il 20 ottobre 2026 presso Turismo de Islas Canarias, spain.info e la stampa internazionale. Informazioni di accesso aggiornate a ottobre 2026: verifichi sempre requisiti e condizioni della visita con il centro immersioni prima di prenotare.