Chi arriva a Lanzarote con la voglia di mettere piede su un vulcano si scontra di solito con lo stesso muro: a Timanfaya non si cammina liberamente. La risposta sta qualche chilometro più a nord, ed è migliore di quanto sembri. La Caldera Blanca si sale a piedi, senza biglietto né prenotazione, lungo un sentiero segnalato che attraversa un campo di lava prima di arrampicarsi fino al bordo di un cratere di oltre un chilometro di diametro.
L’essenziale
- Dove: nel Parco Naturale di Los Volcanes, vicino a Mancha Blanca (Tinajo), fuori dal Parco Nazionale di Timanfaya.
- Accesso: libero, senza biglietto né prenotazione, sempre sui sentieri segnalati.
- Il percorso: ad anello, di circa 10 chilometri; tre o quattro ore con le soste.
- Cosa portare: acqua in abbondanza (niente fontane né ombra), scarponi e uno strato caldo.
- Quando: di primo mattino, per la luce e per il caldo.
Due aree protette, due regole
Meglio averlo chiaro prima di allacciarsi le scarpe, perché da questo dipende che cosa si può fare:
- Parco Nazionale di Timanfaya. Nessun accesso libero a piedi. Si visita con la Ruta de los Volcanes o con le escursioni guidate su prenotazione.
- Parco Naturale di Los Volcanes. Confina con il Parco Nazionale ed è qui che si trova la Caldera Blanca. Qui si può camminare liberamente, sempre sui sentieri segnalati.
Dall’alto si vedono entrambi: il cono chiaro su cui si cammina, più antico, e sullo sfondo le lave nere delle eruzioni del 1730-1736, che lo hanno aggirato senza mai sommergerlo. Quel contrasto — un vulcano vecchio e pallido in mezzo a un mare scuro e recente — dà nome e senso all’escursione.
Il percorso
Il sentiero parte alla periferia di Mancha Blanca, nel comune di Tinajo. Le indicazioni sul punto esatto di partenza variano secondo le fonti: c’è chi parcheggia su uno spiazzo sterrato all’inizio del cammino e chi lascia l’auto nelle vie del paese. La cosa sensata è parcheggiare dove non si dà fastidio e seguire i segnavia.
È un anello di circa 10 chilometri, che si percorre in tre o quattro ore con le soste. Il primo tratto attraversa il malpaís su un cammino segnato tra blocchi di lava; il secondo è la salita al bordo del cratere, più ripida e su fondo instabile. In cima, il giro lungo il filo della caldera è la parte che giustifica la giornata: il cratere aperto ai piedi, l’Atlantico a nord e le montagne di Timanfaya a sud.
Non è un percorso tecnico, ma nemmeno una passeggiata: il terreno vulcanico mette alla prova caviglie e scarpe leggere.
Che cosa portare (e che cosa no)
- Acqua in abbondanza. Lungo il percorso non ci sono fontane né ombra degna di questo nome.
- Scarponcini e uno strato caldo: in cima tira vento, e a Lanzarote tira quasi sempre.
- Partire presto. La prima ora del mattino regala la luce più bella sulla lava e il caldo più sopportabile. A mezzogiorno la pietra scura restituisce il sole con gli interessi.
E che cosa no: non si lascia il sentiero per una scorciatoia o per una foto, perché la lava conserva le impronte per anni. Nessuno porta via pietre vulcaniche come ricordo. Niente droni sull’area protetta, niente campeggio. Sono regole che proteggono esattamente ciò che si è venuti a vedere.
Come si inserisce nel viaggio
La Caldera Blanca chiede una mattina intera e lascia le gambe stanche e la testa sgombra. Nel pomeriggio funziona qualcosa di tranquillo e vicino: scendere verso sud-ovest per vedere il sole tramontare su Los Hervideros ed El Golfo, oppure tenere Timanfaya per il giorno dopo e confrontare i due modi di guardare un vulcano: da dentro un autobus e con i piedi sopra.
Dati di accesso di ottobre 2026. Prima di andare, verifichi lo stato del sentiero presso il Cabildo de Lanzarote: dopo piogge o mareggiate possono esserci chiusure temporanee.