Tra il 1730 e il 1736 Lanzarote rimase in eruzione per sei anni. Ciò che ne è rimasto, a sud di Tinajo e a nord di Yaiza, è oggi il Parco Nazionale di Timanfaya: un mare di lava, coni color ruggine e cenere nera dove quasi nulla è tornato a crescere. È il paesaggio che quasi tutti vengono a vedere, e anche quello che si capisce meno prima di arrivare.
L’essenziale
- La regola: nel Parco Nazionale non c’è accesso libero a piedi, e sulle sue strade non ci si ferma né si scende dall’auto.
- Come si entra: con la Ruta de los Volcanes, dall’Islote de Hilario (Montañas del Fuego), o con un’escursione guidata del Parco Nazionale.
- Biglietti: online, con data e fascia oraria, sul sito dei CACT del Cabildo; meglio in anticipo. Prezzi sul canale ufficiale.
- Escursioni guidate (come Tremesana): gruppi molto ridotti, prenotazione al Centro Visitatori di Mancha Blanca.
- Per camminare liberamente sulla lava: la Caldera Blanca, fuori dal Parco Nazionale.
Prima di tutto, la regola
A Timanfaya non si cammina liberamente. All’interno del Parco Nazionale non c’è accesso libero a piedi e, sulle strade che lo attraversano, non ci si ferma né si scende dall’auto. Non è un capriccio: il suolo vulcanico è fragile, la vita che comincia a colonizzarlo è lenta e ogni passo fuori posto resta impresso per decenni.
I modi legittimi per entrare sono due:
- La Ruta de los Volcanes, dall’Islote de Hilario, nelle Montañas del Fuego.
- Le escursioni a piedi guidate del Parco Nazionale, su prenotazione.
E una terza regola, semplice: da qui non si porta via nessuna pietra, né lava né cenere. Nemmeno per ricordo.
Montañas del Fuego e la Ruta de los Volcanes
Si accede dall’Islote de Hilario, dove si trova il centro visitatori. Il biglietto si acquista solo online, con data e fascia oraria, sul sito dei Centri d’Arte, Cultura e Turismo del Cabildo (CACT Lanzarote). Conviene prenotare per tempo invece di presentarsi sperando nella fortuna. Non pubblichiamo prezzi: cambiano e le fonti non concordano, quindi li verifichi sul canale ufficiale prima di partire (dati di ottobre 2026).
Da lì parte la Ruta de los Volcanes: circa 14 chilometri nel cuore del parco a bordo dell’autobus ufficiale, con commento registrato. Dall’autobus non si scende per tutto il percorso. Può sembrare poco per un paesaggio così vasto, ma la logica regge: è l’unico modo di vedere il cuore del parco senza lasciarvi traccia. Guardi fuori dal finestrino più che lo schermo; la strada si snoda tra crateri, colate e tubi di lava che non si vedono da nessun’altra parte.
Il calore di sotto
Accanto al centro visitatori, il personale del parco esegue le dimostrazioni geotermiche: l’acqua versata in un tubo torna su come un geyser di vapore; rami secchi prendono fuoco da soli appena avvicinati al suolo. Si ripete molte volte al giorno e funziona lo stesso: ricorda che il vulcano non è morto, soltanto quieto.
Sullo stesso isolotto c’è El Diablo, il ristorante progettato da César Manrique, dove si cuoce alla griglia sul calore che sale dal sottosuolo. Merita più lo sguardo che la fretta: le vetrate danno sulle montagne.
A piedi, con una guida
Per chi ha bisogno di calpestare il vulcano, il Parco Nazionale organizza escursioni guidate, come quella di Tremesana, in gruppi molto ridotti e su prenotazione presso il Centro Visitatori e d’Interpretazione di Mancha Blanca. I posti sono pochi, i giorni di partenza variano ed è bene chiedere con settimane di anticipo; si informi direttamente presso il centro.
Se cerca una camminata libera sulla lava, la risposta è fuori dal Parco Nazionale: la Caldera Blanca, nel Parco Naturale di Los Volcanes, si sale a piedi senza prenotazione.
Viverlo con calma
- La prima fascia della giornata. Meno autobus, luce più pulita sul rosso dei coni.
- Non concatenare tutto. Timanfaya stanca lo sguardo; meglio lasciare il pomeriggio a qualcosa di lento. La costa di Los Hervideros ed El Golfo è vicina ed è la chiusura naturale della giornata.
- Aggiungere La Geria. Il vigneto scavato nella cenere di quelle stesse eruzioni è l’altro volto del vulcano: quello di chi è rimasto a coltivarlo. Lo raccontiamo in La Geria, il vigneto nato dalla cenere.
- Portare acqua e qualcosa di caldo. Il sole batte forte sulla pietra scura, ma in alto il vento rinfresca in fretta.