Chi percorre Lanzarote per la prima volta nota qualcosa prima ancora di saperlo nominare: non c’è rumore visivo. Niente torri sulla costa, niente cartelloni lungo le strade, niente facciate in competizione tra loro. Le case sono bianche, basse, con porte e finestre di legno dipinto, e si posano sulla terra nera come se fossero lì da sempre. Non è un caso: è una scelta che l’isola ha fatto decenni fa e che continua a sostenere.
La casa tradizionale
La casa di Lanzarote è una risposta al clima e alla scarsità. Muri spessi imbiancati a calce che respingono il sole e trattengono il fresco; volumi bassi e cubici, senza appigli per il vento; aperture piccole; patii interni dove la vita si svolge al riparo. Su un’isola dove l’acqua dolce è sempre stata scarsa, molte case antiche raccoglievano la pioggia in cisterne (aljibes).
Gli infissi si dipingono di verde, talvolta di blu vicino al mare. La tradizione racconta che il verde venisse dalla vernice avanzata dalle barche, e che così si sia diffuso di casa in casa. Che la storia sia esatta o no, il risultato è una grammatica condivisa: il bianco della calce, il verde del legno e il nero del vulcano.
Manrique e l’isola che disse no
L’artista César Manrique (1919-1992) dedicò buona parte della sua vita a difendere quell’architettura. Negli anni Settanta documentò l’architettura popolare dell’isola in un libro divenuto un riferimento, Lanzarote, arquitectura inédita (1974), e si batté contro gli alberghi in altezza e i cartelloni pubblicitari lungo le strade. La sua idea era semplice e radicale: il paesaggio è il primo patrimonio di Lanzarote, e ogni costruzione deve chiedergli il permesso.
Quella visione è entrata nella pianificazione dell’isola. Nel 1991 fu approvato il Piano insulare di ordinamento territoriale di Lanzarote (Plan Insular de Ordenación del Territorio), che limitò la crescita turistica ai centri già esistenti e fissò criteri sull’aspetto delle costruzioni. Nel 1993 l’UNESCO dichiarò Lanzarote Riserva della Biosfera.
Perché tutte le case si somigliano
Quasi tutti, arrivando, si pongono la stessa domanda: perché non ci sono case diverse? La risposta è che proprio questa uniformità è il valore. Una casa a Lanzarote non si distingue da sola, ma per come si inserisce: la vista sul vulcano, il silenzio di un patio, un giardino di cactus e pietra al posto del prato. Qui il lusso non si esibisce; si vede nello spazio, nella luce e nella calma.
Se pensa a una casa sull’isola
Alcune indicazioni pratiche prima di comprare o ristrutturare:
- Comanda la normativa urbanistica. Ciò che si può costruire, ampliare o modificare su un terreno dipende dalla pianificazione insulare e comunale, e su suolo rustico o in aree protette i vincoli sono importanti. Prima di firmare qualsiasi cosa, verifichi con il comune e con un architetto locale che cosa consente esattamente quel terreno. Non diamo qui dettagli normativi specifici: cambiano e vanno verificati caso per caso.
- Ristrutturare è rispettare. Le case più belle dell’isola sono quelle che recuperano muri, infissi e proporzioni originali invece di imporre un’altra architettura.
- Acqua e vento comandano ancora. Orientamento, riparo dall’aliseo e gestione dell’acqua non sono dettagli decorativi: sono la ragion d’essere della casa tradizionale.
- Affitto turistico. Alle Canarie è regolamentato e richiede l’iscrizione al registro turistico; se si compra con questa idea, è bene consultare prima un professionista.
Vivere al ritmo dell’isola
Avere casa a Lanzarote significa accettare un patto: meno protagonismo in cambio di un paesaggio rimasto quello che era. È il motivo per cui l’isola riposa tanto lo sguardo, e per cui, decenni dopo, il patto di Manrique vale ancora.
Per capire l’uomo dietro questa idea, legga César Manrique e Lanzarote; e per vedere l’architettura tradizionale nell’antica capitale dell’isola, Teguise.