Poche isole fanno stare tanta varietà in un bicchiere quanto Tenerife. In appena duemila chilometri quadrati ci sono cinque denominazioni di origine proprie, vigne che vanno dalla costa fino a circa 1.700 metri e un vino con quattro secoli di fama alle spalle. Il tutto tra un vulcano e l’aliseo.

L’essenziale

  • Cinque DO proprie: Tacoronte-Acentejo, Valle de La Orotava, Ycoden-Daute-Isora, Valle de Güímar e Abona. L’isola può inoltre produrre sotto la DO Islas Canarias.
  • Circa cento cantine, concentrate soprattutto al nord.
  • Ad Abona, nel comune di Vilaflor, ci sono vigneti intorno ai 1.700 metri, tra i più alti di Spagna.
  • Ycoden-Daute-Isora, a nord-ovest, è considerata erede degli antichi canary wines esportati in Inghilterra.

Un vino dalla storia inglese

Nel Cinquecento e nel Seicento il vino delle Canarie, soprattutto la malvasía, era un lusso in Inghilterra, dove lo chiamavano semplicemente canary. Shakespeare lo ha lasciato scritto: nella seconda parte dell’Enrico IV l’ostessa Mistress Quickly rimprovera a Doll Tearsheet di aver bevuto troppi canaries, «un vino meravigliosamente penetrante», e nella Dodicesima notte Sir Toby Belch dice a Sir Andrew che gli manca «una coppa di canary». Non è folclore: è la prova che questo vino viaggiava lontano molto prima che esistesse il turismo.

Cinque denominazioni, cinque paesaggi

Tacoronte-Acentejo, a nord-est, è la zona più umida e verde, rivolta all’aliseo. Valle de La Orotava, ai piedi del Teide, è la valle che affascinò i naturalisti europei, oggi divisa tra vigne, bananeti e case. Ycoden-Daute-Isora, intorno a Icod de los Vinos e Garachico, custodisce la memoria del vino d’esportazione. Dall’altro lato dell’isola, Valle de Güímar sale lungo il versante orientale, e Abona, al sud, si arrampica fino alle vigne di Vilaflor, sopra le pinete.

Non serve impararle a memoria. Basta sapere che sulla stessa isola si bevono vini di clima atlantico e umido e vini d’altura, secchi e soleggiati.

Cosa rende diverso il vino di Tenerife

I vitigni più diffusi sono quelli tradizionali delle isole, con in testa il listán negro e il listán blanco, e la malvasía a ricordare i tempi del canary. E c’è un dato che spiega molto: la fillossera, che alla fine dell’Ottocento devastò i vigneti europei, è rimasta lontana dalle Canarie per oltre un secolo. Per questo l’isola conserva tante viti a piede franco, non innestate, cosa sempre più rara in Europa. Nel 2025 sono stati individuati i primi focolai in vigneti del nord di Tenerife, e il Governo delle Canarie applica misure di controllo, come la limitazione degli spostamenti di materiale vegetale tra le isole (dati di ottobre 2026). Se visita i vigneti, non porti via tralci né piante.

Visitare le cantine senza fretta

Il nord concentra la maggior parte delle cantine, ed è lì che una visita ha più senso. Qualche idea:

  • Cominci dalla Casa del Vino de Tenerife, a El Sauzal, per avere la mappa completa prima di scegliere una cantina. Verifichi gli orari prima di andare.
  • Prenoti sempre. Molte cantine sono familiari e non c’è nessuno ad aspettare alla porta: la visita si concorda.
  • Una o due al giorno, non di più. Le strade di media quota sono lente, e il bello è fermarsi.
  • Decida chi guida. Se intende degustare sul serio, la scelta sensata è un autista che non beve, o un taxi.

Se è lì in autunno, cerchi i guachinches: il modo più diretto di bere il vino di chi lo fa. A fine novembre, inoltre, il nord festeggia San Andrés, quando si aprono le cantine e si assaggia il vino nuovo con le castagne arrostite; lo raccontiamo in Tenerife da ottobre a giugno.

Per accompagnare il bicchiere, legga mangiare a Tenerife; e per vedere cosa fa l’alta cucina con questi vini, le stelle Michelin di Tenerife.

Il nostro criterio

Il vino di Tenerife non compete per volume né per fama: compete per singolarità. Viti a piede franco, vigneti sopra le nuvole e cantine che appartengono ancora a una famiglia. Poche cose sono così legate a un luogo come un bicchiere di quest’isola bevuto dove è stato fatto.